Il prete di Cicogna e i sei sacchi di farina

Il vento gelido di febbraio sferzava Cicogna, portando con sé presagi di nuovi guai.
Don Fiora, le mani affondate nelle ampie tasche della tonaca, osservava le ultime luci del giorno spegnersi sulle cime innevate. Da settimane, un silenzio di sospetto era sceso su di lui: le campane suonate durante il coprifuoco avevano lasciato unombra, specialmente negli occhi dei partigiani.
Quella notte un insolito trambusto ruppe il silenzio.
Alcuni partigiani, muovendosi nell’oscurità, deposero sei pesanti sacchi nello scantinato della canonica diroccata (era stata colpita da una bomba di mortaio nel precedente rastrellamento), proprio sotto il naso del parroco, che abitava in una casa poco lontana.
Per loro, Don Fiora era ancora una figura ambigua, ma la farina, costata vite umane durante l’ultimo rastrellamento, doveva essere messa in salvo e posto più sicuro della vecchia casa parrocchiale non ne conoscevano.
Prima dell’alba, un ululato lontano si fece sempre più vicino. Non era un lupo, ma il segnale d’allerta: una colonna di nazifascisti stava risalendo la valle. I partigiani scomparvero nel buio, lasciando il paese e i sacchi. Nessuno avrebbe osato cercarli lì, pensavano.
Don Fiora, solo nel silenzio, notò delle impronte fresche sulla neve.
Un brivido freddo, più del vento, gli corse lungo la schiena. “Le vedranno,” mormorò, e senza esitare scese di corsa nello scantinato della canonica. I sei grossi involucri erano accatastati in un angolo. “Se li trovano, sarà la fine,” pensò.
Caricò un sacco alla volta sulle spalle. Il fiato gli usciva in nuvolette bianche. Con fatica li trasportò tutti nella legnaia dietro la chiesa, nascondendoli sotto i tronchi. Poi, con cura, cancellò tutte le tracce lasciate nella neve.


Aveva appena terminato quando il rombo dei camion militari spezzò il silenzio.
Anche il nuovo rastrellamento durò giorni. Quando i partigiani tornarono, la fame li precedeva.
«Avete visto qualche soldato nemico con dei sacchi di farina?» domandavano a chiunque. Ma tutti rispondevano: «No.»
Finché una donna anziana rispose. «Ho visto il parroco. Portava dei sacchi verso la vecchia legnaia.»
«Don Fiora?» chiese un giovane, diffidente. «Cosa ci faceva?»
«Li nascondeva,» rispose la donna, con una calma che disarmò ogni dubbio.
Un gruppo di partigiani si precipitò alla canonica. Don Fiora era intento a sistemare vecchi oggetti.
«Don Fiora!» tuonò uno. «Dov’è la farina? Ce la deve restituire!»
Don Fiora si voltò, la sorpresa dipinta sul viso. I suoi occhi, solitamente miti, si fecero più scuri, segnati da una profonda amarezza. «Farina?»
«Non menta! L’hanno vista!»
«Anch’io l’ho visto,» confermò Maria Peron, la crocerossina, che allertata dalle voci concitate aveva raggiunto i compagni di lotta. «Ma non la stava portando via. La stava salvando.»
Don Fiora sospirò e raccontò: «Ho visto le vostre impronte nella neve. Ho temuto che i soldati tedeschi trovassero i sacchi e li usassero come pretesto per altre vendette.»
Seguì un silenzio pesante. I volti dei partigiani, tesi e sospettosi, si ammorbidirono, un sospiro di sollievo collettivo.
Quando la storia arrivò al comando partigiano, l’equivoco fu chiarito. E, come segno di riconoscimento, a don Fiora fu donato mezzo sacco di farina.
Un piccolo gesto, forse, ma carico di un valore immenso. Non era solo farina, ma la fine di un sospetto e l’inizio di una fiducia guadagnata sul campo.

Don Antonio Fiora


Racconto breve liberamente tratto da una testimonianza di Maria Peron pubblicata su “Il prete di Cicogna” (1971).
Sul mio libro “Laquila di Cicogna” (2025) trovate altri racconti che hanno come protagonista don Antonio Fiora.

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